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Teramo, il ds Paolo D’Ercole si gode la promozione: “Stagione magica. Mi piacerebbe continuare insieme a Pomante”

TERAMO – È uno di quelli che ha fatto la gavetta. Dimostrando la sua competenza sul campo. Paolo D’Ercole ha brindato alla vittoria del campionato del suo Teramo. Lui che in realtà viene da due promozioni consecutive con i biancorossi. L’anno scorso vittoria del campionato di Promozione. E quest’anno il trionfo dominando letteralmente il campionato di Eccellenza. Insieme a Marco Pomante alla guida tecnica. Due figure che rappresentano la continuità di questo Teramo. E che il presidente Di Antonio in estate non ha esitato a riconfermare, per costruire una vera e propria corazzata. Con i vari Dos Santos, D’Egidio, Tourè. Ma D’Ercole aveva già dimostrato il suo valore al Notaresco, con il patron Di Giovanni e Massimo Epifani in panchina. Del resto lui è un ds giovane, ma che è stato già capace di raggiungere risultati importanti. Senza dimenticare la sua prima esperienza in una società sportiva, all’interno della Pescara calcio come segretario. Di tempo ne è trascorso e di strada ne ha fatta davvero tanta.

La vostra è stata una stagione straordinaria…

“Assolutamente sì. È stata una stagione magica. Più unica che rara. Non ci sono altri aggettivi. Vittoria fantastica e strameritata. È stato bello chiudere il campionato battendo tutti i record. Anche con i giovani e ragazzi del posto. In un’annata comunque difficile e con una squadra molto forte come il Giulianova. A cui vanno fatti i complimenti. Basta vedere i derby con le cornici di pubblico di altra categoria. Non si può chiedere di più ad una stagione del genere”.

Che cosa ha di speciale questo gruppo?

“La familiarità. È un gruppo che si è unito da subito, creando un grande rapporto tra di loro. Avrei sperato di giocarmela per vincere, ma vincere così non me lo sarei aspettato. Merito di uno staff fuori categoria. Una società che ci ha aiutati in tutto e per tutto. Si sono create alchimie in tutti i reparti della società, siamo stati un’unica famiglia. Abbiamo sempre sorriso anche nei momenti di difficoltà che ci sono stati. Anche se a dire il vero ne abbiamo contati davvero pochi quest’anno. Proprio per questo motivo. Poi sono le vittorie che aiutano a realizzare tutto questo. C’è un grande lavoro dietro. Ci dobbiamo godere queste vittorie, abbiamo scritto un’altra pagina di storia di questa gloriosa società”.

Due promozioni consecutive per te con il Teramo. Due successi ottenuti insieme a Marco Pomante. Che allenatore è Marco?

“Marco avevo avuto già la fortuna di averlo da calciatore a Notaresco. È un allenatore speciale che si crea tanti problemi perché ha le stesse paure che ho io. Che magari qualcosa non possa andare. Ma lui riesce sempre ad andare oltre le sue forze. Mi farebbe piacere che questo percorso lo continuasse con me. Lui ha iniziato con me a Teramo. Ogni anno si cresce se si lavora. Marco è stata una mia condizione. Per me Teramo è stata un’occasione immensa. A Teramo all’inizio feci il nome suo, credevo nel suo lavoro e nella sua persona. È una persona trasparente. Poi l’anno successivo è cambiata la società. E la nuova società ha creduto nella sua ripartenza. Con Marco c’è una sinergia particolare, questo non vuol dire che non si discute. Perché è normale avere idee diverse. Io sono strafelice di aver avuto questa opportunità. Il primo giorno che vidi allenare Marco la juniores del Pineto contro la juniores del Notaresco, notai in lui un imprinting particolare. Poi lui andò ad allenare la prima squadra del Pineto”.

Il merito maggiore va ascritto sicuramente al presidente Di Antonio, che è stato in grado di dare a questa società una mentalità vincente…

“Lui è un vincente di natura. Lo dimostrano i fatti e la sua storia. Quello che si è costruito da solo. È una persona da emulare. Noi in macchina viaggiamo sempre insieme. Anche con il direttore generale Antonio Paoluzzi, una persona eccezionale che lavora nell’ombra. Tra di noi si è creata un’alchimia bellissima, siamo una famiglia. Il presidente è sempre stato sereno. E ci ha trasmesso tutto questo. Io mi auguro per Teramo che venga supportato. Persone così non ce ne sono più nel calcio. È una persona seria che vuole vincere senza fare voli pindarici. Io dico sempre che le vittorie si ottengono, non si possono promettere”.

Visto il blasone del Teramo, tutto lascia presagire che anche il prossimo anno in D punterete al vertice…

“Quello che posso dire è che vogliamo arrivare il più in alto possibile. Ci sono otto-dieci squadre che puntano al primato. E vince una sola. Noi daremo tutto fino alla fine. Ma non saremo i soli, non posso dire di andare a vincere. Ci sono squadre mentalmente già pronte. Sarà un campionato molto complicato e noi dobbiamo avere una voglia, una responsabilità che si chiama Teramo. Dovremo lavorare per fare il meglio possibile”.

Tre anni al Notaresco con Di Giovanni. Sono state stagioni vissute sempre a grandi livelli…

“Notaresco è stata una grande opportunità. È una società che ha sempre fatto bene. Parliamo di una squadra capace di restare prima per 24 giornate. E poi abbiamo perso il campionato all’ultima partita. L’anno dopo ce lo siamo giocato con il Campobasso. Sono stati tre anni molto belli. L’ultimo un po’ meno. È stata una grande vetrina per me. Poi mi sono ritrovato paradossalmente a spasso. Ed ho avuto la fortuna che mi chiamasse il Teramo. Non mi sono mai sentito in Promozione. Quelle annate hanno fatto sì che il Notaresco diventasse una società riconosciuta da tutti. Poi il lavoro si è interrotto, ma mi sento di dire solo grazie”.

I tuoi inizi nella Pescara calcio in qualità di segretario. Erano gli anni del passaggio di società. Che esperienza è stata per te quella?

“Io andai a fare un colloquio con Di Mascio. Mi ero appena laureato. Quando sono entrato non c’era la società. Poi è entrato De Cecco insieme a Sebastiani. Il sogno era sempre stato quello di lavorare nel calcio, quando mi presero ero al settimo cielo. Sono diventato il segretario sportivo della prima squadra. Ho fatto un grande lavoro con persone che ne sapevano più di me. Quando uscii dal Pescara ho avuto tante richieste e sono ripartito dall’Angolana, dalla famiglia Bankovski per ricostruire il settore giovanile. Ho lavorato con Sergio Spinelli, Antonio Bucci. Poi andai a fare il direttore sportivo della prima squadra. E facemmo sesti in Eccellenza. Successivamente ci fu la chiamata del Francavilla. Bankovski mi disse che se non ci fossi andato mi avrebbe cacciato lui. Io piansi perché non volevo andare via”.

Daniele Rossi

Foto: Città di Teramo 1913

Paolo D’Ercole festeggia la promozione insieme al presidente Filippo Di Antonio e al dg Antonio Paoluzzi

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Castelnuovo un punto di penalizzazione.
Vastese due punti di penalizzazione.
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