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Castelnuovo, il presidente Di Stefano non si nasconde: “Punto alla serie D. L’idea Chieti mi piacerebbe…”

CASTELNUOVO VOMANO – Lo si potrebbe definire il salvatore della patria. Ma lui si fa chiamare più semplicemente “Dino” dagli amici. Attilio Di Stefano questa estate ha salvato il Castelnuovo dal fallimento. Rilevando la società teramana e iscrivendola al campionato. Oggi il presidente Di Stefano si gode questo quarto posto in Eccellenza, che vuol dire play-off. Sulla panchina di recente ha scelto Francesco Nocera. Che ha preso il posto di Stefano Bellè. E i risultati sono molto soddisfacenti. Del resto quella del Castelnuovo è una rosa di tutto rispetto, costruita per le posizioni di vertice. E affidando a dicembre il ruolo di ds ad Antonello Di Crescenzo. Ironia della sorte, sia Di Stefano che Nocera sono accomunati da un passato alla Civitanovese. Il tecnico lo scorso anno ha vinto il campionato a Civitanova. Di Stefano invece è stato presidente del club marchigiano con Osvaldo Jaconi in panchina. Nella vita Di Stefano è un imprenditore che opera nel settore delle case di riposo. È originario di Cupello, ma da anni vive a Pescara. Di recente è stato accostato al Chieti, che per adesso è peró nelle mani di Ettore Serra. Quella con i neroverdi è una storia lunga. Anche nel 2016 l’imprenditore fu vicino all’acquisto della società.

In estate ha rilevato questa società salvandola letteralmente dal fallimento. Oggi è una squadra che lotta per i primi posti del campionato di Eccellenza, si aspettava questi risultati?

“Diciamo che per il salvataggio all’ultimo minuto e per come è andata tutta l’operazione no. Non me lo aspettavo anche perché sul capitolo under siamo arrivati tardi. Così siamo dovuti andare a pescare in giro e addirittura anche all’estero, sentendo i vari procuratori. Anche i profili over sono stati reclutati all’ultim’ora. Erano giocatori che venivano da infortuni, vedi Venditti e Allyson. Nocera ha definito la nostra una rosa a mosaico, dove cioè non ci sono doppioni under per ruolo”.

Ha cambiato guida tecnica affidandosi a Francesco Nocera. Cosa l’ha spinta a fare questa scelta?

“È dipesa da fattori fondamentali. Questa squadra prima aveva un gioco che si sviluppava in orizzontale, senza verticalizzazione e finalizzazione. Una sorta di tiki taka. Non c’è un vero bomber, l’aspetto della finalizzazione era sempre carente. Poi vedevo fare poco lavoro ai ragazzi in allenamento. Stavano solo un’ora e un quarto al campo. Per me bisogna fare schemi, provarli e riprovarli. Si poteva fare molto di più. E poi c’erano senatori che venivano messi in campo anche se non erano in condizione”.

Si può dire che il suo obiettivo è quello di portare il Castelnuovo in serie D?

“Io quando faccio qualcosa nella vita devo vincere. Devo raggiungere degli obiettivi. Quest’anno era difficile perché in Eccellenza ci sono delle corazzate come Teramo e Giulianova. Il prossimo anno cercherò di riprovarci. A meno che non si profili la possibilità di prendere una squadra che già fa la serie D. Perché Castelnuovo è indubbiamente una bella realtà di persone laboriose. Ma le promesse delle istituzioni sono solo tante chiacchiere e tanti bla bla bla. Se le cose restano così andiamo a fare calcio altrove. Se invece risponderanno con fatti concreti continueremo”.

Di recente è stato accostato al Chieti. Ma lei ha fatto sapere che per adesso la priorità è il Castelnuovo. È un discorso che si potrebbe riaprire a fine campionato?

“L’ accostamento è stato fatto in quanto io ho incontrato per aspetti imprenditoriali Pino De Palo, l’ex responsabile del settore giovanile del Chieti. Da lì è nata una chiacchierata ma per aspetti lavorativi. L’idea Chieti mi piacerebbe, visto che io vivo a Pescara e sono ad un tiro di schioppo. Ma c’è stata solo una chiacchierata informale, non ho mai incontrato il presidente Serra. Visto che questo campionato sta volgendo al termine, tutto potrebbe accadere”.

Anche nel 2016 è stato vicino alla società neroverde. Poi come mai la trattativa non si concretizzó?

“In realtà io avevo fatto tutto. Evidentemente il 2016 non era il momento opportuno. Con Di Giovanni era tutto fatto, ma io non me la sentivo di ricominciare. Alla fine tutto è saltato per mia volontà. Non c’è stata nessuna interferenza. Ancora adesso mi sento con Giulio Trevisan e ci scambiamo consigli. All’epoca lui mi volle incontrare, io gli dissi che non me la sentivo di acquistare la società”.

Cosa si porta dietro dall’esperienza di Civitanova? Una piazza importante dove aveva Oscaldo Jaconi in panchina…

“È stata una bella esperienza con un grande condottiero come Jaconi, che ha vinto dieci campionati e portato il Castel di Sangro in serie B. Per la prima volta mi sono confrontato con il semiprofessionismo. Avevo una bella rosa: Pazzi, Bonaventura ed altri. Era la stagione 2013-2014, in quel girone di serie D c’era anche il Giulianova. Da profano ho retto una compagine da solo. C’era un disegno tra direttore sportivo e direttore generale per far rilevare la società ad Antonelli. Noi siamo stati ai primi posti per parecchie settimane. Abbiamo abbassato il budget a dicembre. A gennaio 2014 ho mandato via il direttore generale e il direttore sportivo, insieme a Jaconi. E poi ci siamo salvati. Da inesperto ho salvato la squadra e la società era sana e senza debiti. Proprio lì conobbi Francesco Nocera, perché il figlio Damiano giocava con noi come under”.

Daniele Rossi

Il presidente Di Stefano con l’allenatore del Castelnuovo Francesco Nocera

Foto: Castelnuovo Vomano calcio

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Castelnuovo un punto di penalizzazione.
Vastese due punti di penalizzazione.
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