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Marco Pomante, il mio Teramo e il passato da giocatore: “Con il Pescara ho un legame fortissimo. Sarebbe un sogno…”

TERAMO – Ha la stesso spirito di quando giocava. Tanta determinazione e un pizzico di umiltà. Componenti fondamentali che ha saputo trasmettere ai suoi ragazzi. Marco Pomante alla guida del Teramo ha centrato la promozione lo scorso anno. E adesso si sta ripetendo anche in Eccellenza, con i biancorossi stabilmente in vetta. Del resto lui è un predestinato. Da giocatore è stato un grande centrale di difesa. Fisicità e senso della posizione il suo marchio di fabbrica. Le sue letture difensive riuscivano a dare sicurezza a tutto il reparto. Nel corso della sua carriera da calciatore ha calcato palcoscenici di serie B e C: Pescara, ma anche Andria, Nocerina e L’Aquila, tra le squadre più importanti. Dopo aver fatto tutto il settore giovanile nel Pescara. Era la primavera guidata da Cetteo Di Mascio, che in quegli anni oltre a lui ha sfornato davvero tanti talenti. Dopo tanto girovagare, la consacrazione in maglia biancazzurra. Lui che del Pescara è stato anche capitano. E con i tifosi biancazzurri è riuscito a creare un legame particolare. Del resto era inevitabile per uno come lui, che ha sempre dato l’anima per questa maglia. Perché in fondo questi colori lo hanno visto crescere.

A giudicare dai numeri, questo Teramo è davvero una corazzata. Ti aspettavi questo rendimento?

“Sinceramente a inizio anno avevamo l’obiettivo di portare a casa il campionato, ma un rendimento del genere non se lo aspettava nessuno. Sapevo il valore della rosa e siamo contenti”.

Un attacco stellare per la categoria, con Tourè, Dos Santos e D’Egidio. E aggiungerei anche Santirocco arrivato nel mercato invernale. Non si poteva desiderare di meglio…

“Io aggiungerei anche Rei, Oses e Mercado. Io dico che chi gioca poco è per merito degli altri compagni. Avere un attacco del genere aiuta a fare bene. Ma a livello di tutto il collettivo, anche a centrocampo. E dietro abbiamo la miglior difesa. Oltre ad un under 2005 come Negro in porta. La nostra è una squadra costruita bene e con ampi margini di miglioramento”.

Hai iniziato la tua carriera di allenatore da Pineto. Forse è stata un’occasione arrivata troppo presto, viste le ambizioni di un club che sarebbe andato in serie C di lì a poco?

“Io penso di aver smesso nel momento giusto. Volevo decidere io quando smettere e non volevo che fossero gli altri a farlo. E penso di aver centrato il mio obiettivo. Era partita bene come annata, noi vincemmo i play-off. Sono contento dell’inizio. Poi il rammarico è quello di non essere stato lucido nella scelta, avevo capito che non c’era fiducia. E non sarei dovuto rimanere l’anno dopo. Non mi sentivo importante. Vincere i play-off è stato un traguardo importante per una piazza come Pineto, dove si vedeva che c’era futuro”.

Da quale allenatore hai preso più insegnamenti per la tua carriera da tecnico?

“Sono stato fortunato ad avere allenatori importanti come Sarri e Vivarini, che a quel tempo era collaboratore di Sarri. Poi anche Gianni Simonelli. Lo stesso Giovanni Pagliari. Mi hanno dato tanto dal punto di vista tecnico e soprattutto umano. Ma anche Gaetano Auteri a Nocera. Ivo Iaconi è stato il primo allenatore che ha creduto in me. Come squadra attualmente a me piace il Catanzaro di Vivarini, mi piace il suo modo di giocare. Ma al di là di questo, poi da allenatore ci vuole un’impronta e un’idea tua”.

Nell’anno 2011-2012, l’anno della promozione di Zeman, tu eri alla Nocerina con Auteri. Secondo te come mai il tecnico siciliano non ha avuto fortuna nella sua esperienza a Pescara?

“Auteri è il classico allenatore che difficilmente si adatta ai giocatori che ha in rosa. Lui non ha fatto bene perché la squadra non era adatta a lui. Anche a livello di comunicazione lui protegge sempre il suo lavoro. Ma quella non era una squadra da 3-4-3. Lui non credeva in quello che stava facendo”.

Sei cresciuto nel settore giovanile del Pescara e ne sei stato anche il capitano. Uno come te ha la maglia biancazzurra cucita addosso. E anche quando sei tornato all’Adriatico da avversario, la Curva Nord ti ha sempre omaggiato…

“È normale. Io non l’ho mai negato, sono sempre stato un tifoso del Pescara. Andavo in Curva con mio fratello e mio padre. Al di là delle maglie che ho indossato dopo. Con Pescara ho un legame fortissimo. Io sono stato uno dei capitani più sfortunati. Al di là dei primi anni con Scibilia e Oliveri, poi ci sono stati anni bui a livello societario. Essere capitano del Pescara per tre-quattro anni per me è stato un sogno”.

In cuor tuo, dopo tanto girovagare, avresti sperato di restare più a lungo a Pescara?

“Non ti nego che l’anno che andai ad Andria, dopo tutto quello che avevo fatto non me lo sarei mai aspettato. Fui il primo ad andare via. Io l’anno dopo vinsi un campionato di C con la Nocerina. Il rammarico è quello di essere andato via per primo. Quando sono stato a Pescara ho dimostrato tutto il mio amore. Poi ho dovuto fare il professionista andando in altre squadre”.

In quel settore giovanile di Cetteo Di Mascio sono venuti fuori tanti talenti. Oltre a te in quella primavera c’erano anche Daniele Croce, Simone Vitale, Antonio Aquilanti, Vincenzo Aridità, Daniel e Matteo Ciofani. Cosa aveva di speciale quella primavera?

“Aveva un valore umano altissimo, costruito negli anni da Cetteo e da tutti quelli che hanno collaborato con lui. C’era uno staff importante, bravi dal punto di vista umano oltre che tecnico. Oggi si è persa questa mentalità. Lui sapeva guardare in prospettiva. Sapeva capire prima se potevi diventare giocatore. Noi con quella primavera facemmo la finale scudetto. Se pensiamo alla storia di Daniel Ciofani, è qualcosa di straordinario. Lui lavorava molto, arrivava un’ora prima al campo per fare la postura. In allenamento si iniziava dal muro. Avrò fatto il muro dell’antistadio centinaia di volte. Oggi non riesci ad inculcare questa mentalità. Adesso siamo noi tecnici ad adattarci.

Marco Pomante ci si vede un giorno sulla panchina del Pescara?

“Magari. È normale, come faccio a dirti che non ci spero? Sarebbe un altro sogno, dopo quello che ho coronato diventando capitano del Pescara. Con questa maglia ho un legame particolare, quindi un pensierino come fai a non farlo? Anche se devo ancora fare tanto. Ma nella vita non si sa mai. Speriamo di rincontrarci un giorno…”.

Foto: Città di Teramo 1913

Daniele Rossi

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