A cura di Valerio Cipriani
La scia negativa della retrocessione in Serie B sembra non essere andata via; per il Pescara è un day after ancora amaro. La sconfitta di Caravaggio contro l’Atalanta Under 23 alimenta i troppi dubbi che aleggiano sui biancazzurri dalla preparazione e sfociati poi in pieno con l’inizio della regular season. Quattro punti in quattro partite sono veramente pochi se si vuole sperare almeno in un posto nei playoff. La cosa che desta più preoccupazione sono gli errori banali e ripetitivi in cui incappano i biancazzurri. Contro gli orobici tutto sommato il Delfino ha giocato egregiamente per 60 minuti, sfiorando il gol e rischiando zero. Poi il blackout in dodici minuti, con il gol di Diao che stacca il contatore grazie ad un regalo di Nardin e Capellini. In occasione del raddoppio invece, lezione di calcio dei giovani atalantini. Azione manovrata dalla difesa, a uno, massimo due tocchi: pallone girato con forza e convinzione. Convinzione che manca a Donati e Capellini per aggredire subito Steffanoni, che avanza indisturbato e fredda Ujkaj.
Un po’ lo stesso film visto con il Forlì. Gol biancazzurro, poi si inizia il rally fatto di continui errori e fuori pista. E intanto sono due le trasferte concluse a zero punti, tre turni senza vincere e un’altra sconfitta in casa di una squadra B. Cosa spaventa di più? Il distacco dalle prime? Si sapeva con netto anticipo che lo Spezia avesse mezzi migliori, a partire dall’allenatore che se non fosse stato per la mancanza del patentino richiesto sicuramente avrebbe militato in Serie B. Stesso discorso per Perugia e Reggiana. E allora cosa è che non fa presagire cose buone per il futuro? Il distacco dalla sufficienza. Per un grande campionato servono cattiveria e continuità nell’arco dei 90′, mancati al Pescara da Forlì, passando per Ravenna e arrivando all’Atalanta Under 23.
Attaccante. Neppure l’arrivo di Giacomo Parigi ha cambiato le carte in tavola. In sole due partite da titolare e senza preparazione in gruppo è normale che l’ex Latina non potesse recitare prontamente il ruolo del capocannoniere. Il Pescara deve però imparare a giocare con una punta di ruolo. Nel pre campionato Buscè ha dovuto schierare o Ferraris come falso nove oppure il giovane Zeppieri; nelle prime partite invece Merola ha agito come punta. Parigi ha però bisogno di essere integrato nel gioco: con l’Atalanta solo due palloni giocabili, con cui comunque si rende pericoloso.
Comunicazione e gestione. Altra cosa che non fa dormire sereni tifosi e addetti ai lavori è la comunicazione e la possibile gestione dello spogliatoio. Buscè ha una comunicazione molto esplicita, vedasi il post debacle con l’Avezzano. Dopo la sconfitta con l’Atalanta, si assume le colpe nell’incredulità per come è arrivata la sconfitta, scaricando allo stesso tempo qualche responsabilità anche sui calciatori. “Il carattere non può essere allenato”, “faccio fatica a trovare le parole“ e rimane stupito del concetto espresso da Valzania: “Non siamo ancora squadra”. Quasi come se capitano e tecnico abbiano vedute completamente diverse sul gruppo. Aleggia sul Pescara anche un possibile problema di gestione dello spogliatoio da parte dell’allenatore? Intanto Buscè godrebbe di fiducia da parte della dirigenza, ma di questo passo le cose potrebbero cambiare.
Ora testa bassa e pedalare. Al Pescara serve fiducia, acquisibile solo con una vittoria convincente contro il Gubbio nel turno infrasettimanale. In quattro giorni però difficile che le lacune biancazzurre possano definitivamente svanire.
