A cura di Valerio Cipriani
Le montagne russe portano ancora ad una discesa a picco. Pescara-Spezia racconta quanto siano importanti idee e identità e che non si può sperare nel vincere o fare risultato giocando a sprazzi. Due squadre profondamente cambiate rispetto allo scorso anno, che però hanno lavorato in maniera differente per ritrovare la Serie B, categoria che i liguri vogliono riconquistare prontamente e con più voglia rispetto al Pescara. Troppo facile fermarsi ai nomi. Le parole in settimana del presidente Sebastiani pesano: “Questa squadra è la più forte degli ultimi sei anni“. A livello di nomi potrebbe anche essere, ma se poi carattere e concentrazione sono quelli di queste prime sette giornate si fa difficoltà anche nella minima cosa.
Carattere. Termine che secondo la Treccani indica un segno che contraddistingue una persona. Il Pescara non sta dimostrando di avere carattere, soprattutto per questa categoria e soprattutto per ritornare in Serie B, visto che si sta distinguendo per pochissime cose positive. Carattere rivendicato duramente anche dal direttore sportivo Pasquale Foggia nel post partita. Quando a prendere parola è un direttore è perché la squadra ha bisogno di una sveglia assoluta: vedasi Marcello Di Giuseppe nel piccolo e vicino ambiente di Pineto nel dopo gara con il Grosseto. La sensazione è anche che il percorso di crescita sia fermo da un bel po’. Gli errori in campo sono sempre i medesimi, finora le prestazioni migliori sono arrivate con Vis Pesaro e Vado che occupano le ultime posizioni. Per il resto tante fiammate, improvvise come imprevisti gli sbandamenti durante i 90′. Contro lo Spezia il Delfino subisce due gol in modo molto rocambolesco. Prima sbagliando un calcio d’inizio e prendendo gol dopo diciassette secondi, poi difendendo in modo arrembante e non prendendo le giuste misure.
Mister Buscè. Il tecnico biancazzurro non sembra avere la situazione sotto mano. Il Pescara sta trovando sicuramente la quadra visto il passaggio al 4-2-3-1, con ancora tanti calciatori da recuperare, ma quando non ci può arrivare con i mezzi tecnici ci si deve arrivare con grinta e voglia. Spezia squadra senza dubbio superiore e un’eventuale sconfitta era preventivabile, ma in questa maniera è difficile da digerire. Ciò che però non fa ben sperare è il post partita. Dopo le sconfitte Buscè ha sempre scaricato parte delle responsabilità sui calciatori, assumendosi in seguito le proprie: non proprio il massimo a livello comunicativo. Ai microfoni di Rete8 nel post partita di domenica sera, il tecnico campano ha menzionato anche un possibile ciclone di sfortuna che avvolge il Pescara. Buscè fa riferimento ai gol subiti ai primi tiri incassati, mentre il Pescara deve sudare le sette camicie per bucare il portiere avversario.
Ciò cosa significa? Una fase difensiva instabile e un attacco che oltre a Parigi non è abituato a fare gol. Ferraris si è molto sacrificato in fase di non possesso, Vitali ha un ottimo strappo ma si divora un gol nitido. D’Ausilio ci mette tutto sé stesso, Parigi troppo solo nonostante il modulo che avrebbe dovuto agevolarlo. Nella ripresa il Pescara la perde anche nella gestione del centrocampo. Guccione troppo poco dinamico per giocare a due, Valzania chiamato agli straordinari: se non c’è filtro i rischi arrivano. Cose buone se ne sono viste, ma troppo a sprazzi per diventare dei capisaldi.
Tutti in discussione. Il DS Foggia ha parlato di una squadra (staff, giocatori e direttore stesso) tutta in discussione. L’impressione è che la gara di Livorno possa essere l’ultima chiamata per Buscè. Il distacco dalle prime posizioni aumenta a dismisura e prima che iniziare a rincorrere possa diventare ancor più difficile, la dirigenza deve adottare delle contromisure. Mandare via venticinque giocatori è impossibile, gli stessi poi che hanno incantato con altre maglie ma che a detta di Foggia non avrebbero ancora capito che la maglia biancazzurra ha un peso specifico elevato. Ecco perché l’unica soluzione percorribile potrebbe diventare, in caso di risultato negativo o non esaltante con il Livorno, l’esonero di Buscè, che in conferenza ha allontanato l’idea delle dimissioni. Zauri sullo sfondo, l’Abruzzo potrebbe prepararsi ad altro un cambio di allenatore nei professionisti.
