Alessandro Italiani, dirigente dell’Hatria, ha parlato oggi a mezzo del suo profilo Facebook per rendere nota la propria posizione nell’inchiesta che sta facendo discutere a livello nazionale relativa agli arbitri.
Ecco le parole di Italiani: “Orgoglioso dell’Aia e di essere stato arbitro. Solidarietà a Rocchi, Gervasoni e Paterna. Sono stato mandato a casa anche io un anno prima della “pensione” ingiustamente per me. Ho alzato il telefono ho detto quello che dovevo dire e ho staccato la spina. Fuori da casa mia non è uscita parola. Ho sofferto in silenzio e sono rimasto nel calcio. Chi viene mandato a casa per motivi forse non giusti (in tutte le categorie dall’eccellenza a salire) deve sempre ricordare che per entrarci ,in quel sistema, qualcun altro magari bravo è stato già mandato a casa. Alla Can i ragazzi sono tutti bravi e scegliere ogni anno chi mandare a casa per far posto ai nuovi che devono salire non è facile ed un mezzo per decidere deve pur esserci. Il mezzo è l’uomo. Chi denuncia alla magistratura il sistema sbaglia? In linea di principio No. Come o in che modo un designatore potrebbe essere tale o svolgere le sue funzioni in piena autonomia in un sistema creato da altri dove la Federazione (riferimento unico e protezione per l’Aia) non conta niente. Dove con Malago la federazione sarà in ginocchio di fronte alle mega squadre di A. Scusate un attimo, cari giudici, cari tifosi, vi dico di più: il designatore commette reato sempre e credo sia giusto che intervenga anche in diretta. Aggiornate il protocollo e concedete al designatore qualora voglia di intervenire“.







