Marcello Di Giuseppe, direttore sportivo del Pineto, ha parlato oggi in una lunga conferenza stampa per raccontare le ultimissime in casa biancazzurra. La squadra si giocherà, a partire da domenica, i playoff ed il primo match sarà contro il Gubbio. Di Giuseppe ha subito chiarito: “Ci apprestiamo a fare i playoff non da vittima sacrificale, ammesso e concesso che ce ne sia qualcuna. Io sono qui perché domenica dobbiamo fare uno step e penso che sia il momento giusto per farlo”.
Sull’obiettivo del Pineto nei playoff, Di Giuseppe ha alzato il tiro: “L’obiettivo è divertirci, divertire e far capire che siamo cresciuti. Purtroppo, prima o poi l’uomo si fa vecchio: è il mio caso. Ed i ragazzi si fanno uomini: è il caso di questi ragazzi che ora sono qui da tre anni, erano arrivati bambini. Ora sono giocatori fatti e lo devono dimostrare in campo, questo è l’obiettivo che io pretendo. Poi il calcio è uno sport strano, e per questo è magnifico. Quest’anno non dobbiamo lasciare nulla di intentato, questo ci dovrà guidare da qui in avanti”.
Di Giuseppe ha poi criticato in maniera abbastanza schietta l’esito stagionale, un settimo posto che invece era stato accompagnato nel tempo da parole di apprezzamento da parte di mister Ivan Tisci: “Non sono soddisfatto. Due anni fa potevamo fare i playoff e non li abbiamo fatti, l’anno scorso potevamo fare meglio e non l’abbiamo fatto, quest’anno potevamo fare ulteriormente meglio e non l’abbiamo fatto. La responsabilità maggiore è la mia: che piaccia o no, io sono il responsabile. Se escludiamo la figura del patron, del presidente che dobbiamo ringraziare sempre o questo non avrebbe modo di esistere, ma questo discorso rende ancor più responsabile me. Teoricamente vado contro i miei interessi: dovrei fare un elogio a tutti, so quanto siamo cresciuti ma non basta. Dovevamo, dobbiamo e dovremo fare meglio. L’anno scorso abbiamo fatto settimi, quest’anno abbiamo ripetuto lo stesso piazzamento… potevamo fare di più. Poi il primo responsabile sono io, potevo fare di più anche io. Il settimo posto è comunque una cosa importante, lo sappiamo, ma se vogliamo fare un passettino in avanti ci sono i playoff che vogliono e possono dire tanto”.
Di Giuseppe ha fatto poi un discorso molto schietto sul tempo che passa: “Io ieri avevo 50 anni, oggi ne ho 57 e mi sento in là con l’età. Questi ragazzi tre anni fa avevano 19 anni, molti oggi ne hanno 22, 23, 25… nel calcio a 25 anni non si è così bambini. Adesso è il momento di mostrare quanto siamo cresciuti. Poi perderemo, perché perderemo, e faremo i discorsi futuri. Questo club nasce con l’intenzione di far bene puntando sulla politica che sapete tutti: abbiamo fatto un progetto e lo stiamo portando avanti. Fare scommesse, far crescere i giovani e dargli poi l’opportunità di fare altre categorie. Io penso che questa squadra è piena di giocatori che avrebbero o hanno la possibilità di calcare categorie superiori… ma io faccio il direttore della squadra e, in maniera provocatoria, oggi dico che non è che ho ricevuto centomila richieste per questi ragazzi. Quindi o sono pazzo io… o gli altri non vedono. Ma il mercato non lo faccio io, io sono parte di un mercato: proviamo allora a fare qualcosa di eccezionale e far vedere che qualcuno si sbaglia. Per me, per assurdo, questa squadra se lo può giocare questo playoff contro tutto e tutti”.
Di Giuseppe ha proseguito prendendo ancora la responsabilità di una crescita che, effettivamente, non è parsa verticale negli ultimi anni: “Siamo mancati, siamo mancati, è un qualcosa che si è ripetuto dallo scorso anno. Sono mancato io: comunque a livello gestionale devo intervenire, essere di supporto all’allenatore ed alla squadra, forse sono stato il primo ad essere appagato. Non lo so“. Ancora, sui playoff fallimentari della scorsa stagione: “Non dovevamo uscire con la Pianese, non in quel modo. Quest’anno nelle ultime cinque partite abbiamo fatto due punti. Un gol. Questo non va. Ma non va e la colpa è mia, sono il primo responsabile della baracca… lo dico perché credo così. Perderemo domenica contor il Gubbio? Sì, ma non pensando che potevamo fare di più. Noi facciamo il massimo per andare avanti contro il Gubbio e poi giocare la partita di mercoledì prossimo contro chiunque. Questo sarà il miglioramento da fare anche per l’anno prossimo e gli anni a seguire. Siamo una realtà consolidata ormai ma noi nel girone di andata di due anni fa abbiamo fatto 27 punti, nel primo anno di Lega Pro”.
Di Giuseppe ha parlato anche di Giovanni Bruzzaniti, ceduto a gennaio dopo un lungo periodo da stella della squadra, specificando la sua volontà di andare via: “Gli ultimi giorni di Bruzzaniti? Lui voleva andare via, non c’era verso. Ma io lo capisco. Il più grande rinforzo in quel momento è stato proprio quello: mandare via Bruzzaniti. Non vorrei che tra dieci giorni sbagliamo a parlare: quando è andato via Bruzzaniti, noi abbiamo giocato contro il Gubbio e vinto. Poi abbiamo giocato a Pesaro e vinto. Poi è arrivato il Guidonia Montecelio ed abbiamo pareggiato 3-3 una partita che vincevamo 3-1 con un uomo in più. Poi siamo andati a pareggiare a Pontedera, con gli uomini nostri stesi a terra con il rammarico di non aver vinto. Poi abbiamo vinto 1-0 contro il Campobasso: senza Bruzzaniti, abbiamo fatto 3 vittorie e 2 pareggi che sono vittorie mancate, assolutamente. Se io tolgo Messi o Ronaldo ad una squadra, il primo impatto è devastante e poi mi posso adeguare. Questo è il calcio“.
Sulle parole di Tisci, che ha invece sottolineato il buon andamento della squadra: “Non è il momento di rispondere ad una domanda del genere, ma a suo tempo risponderò anche a questo. Ma l’allenatore fa l’allenatore, e lo sa fare molto bene, ma è normale che non posso sentire parlare di Bruzzaniti perché stiamo mettendo le mani avanti. Sono giorni che sento il nome di Bruzzaniti. Ragazzi, voi tutti non conoscevate Bruzzaniti perché è stata dura togliere Volpicelli. Il mister ha ragione perché ha fatto un buon lavoro ma questo non basta: io so di aver fatto un buon lavoro ma eravate voi a doverlo dire. Io non devo fare carriera e questo per me è un vantaggio, la mia vita dice questo. Ma qui Tisci lo ha portato il direttore, i giocatori li ha portati il direttore… se si sono fatti risultati buoni dovrei mettere la bandiera fuori e valorizzare il mio lavoro. Che l’allenatore dica, e lo dice perché è la verità, che ha fatto un gran lavoro… non me lo puoi chiedere, perché è giusto. Io non sono in contrapposizione, l’allenatore ha fatto un buon lavoro“. Di Giuseppe ha però poi puntualizzato, lasciando intendere di non essere propriamente in linea con le parole di Tisci: “Che vuol dire il numero di punti? Ho fatto settimo l’anno scorso e settimo quest’anno, il primo anno ho fatto 27 punti nel girone di andata. Chi era l’allenatore? Amaolo. E quindi? Non ho capito. Il mister ha detto che sotto la sua gestione, giustamente, ha fatto 100 punti. Che se ci tiriamo un po’ più in là sono 107: sono tanti, settimo posto… e settimo posto. Sono tanti ma… si poteva fare di più? Ah, non lo sai? Peccato perché la vostra opinione è importante”.
Di Giuseppe ha lasciato intendere che al momento la testa è sui playoff e non sulla prossima stagione, ivi compreso il discorso relativo alla permanenza di Ivan Tisci: “Il futuro è oggi, il futuro è tra tre giorni nei playoff. Tutti dipendiamo dai playoff. Se il Pineto vince i playoff, Di Giuseppe può avere richieste? Il futuro è oggi. Domenica iniziamo un nuovo percorso, se il Pineto va avanti e fa il miracolo alla fine… a me un mezzo miracolo mi è successo 11 anni fa ma la gente non ha capito che era un miracolo. Il calcio è strano: la Danimarca non doveva fare gli Europei, erano al mare, sono stati ripescati e hanno vinto l’Europeo. Il futuro lo scriviamo noi. Il matrimonio famoso adesso bisogna farlo ma con la convinzione totale che domani non si cambia… ed oggi siamo in un momento cruciale. Passare due turni ci porterebbe a livello nazionale, andata e ritorno, e questa squadra può giocare con tutti andata e ritorno. Se noi andiamo a Catania, la più blasonata, vediamo cosa succede. Se pensiamo oggi la contratto, domenica abbiamo perso… e poi parleremo di Bruzzaniti”.
Su un giocatore specifico, Di Giuseppe si è allargato: “El Haddad può essere la sorpresa per il Pineto nei playoff? Sì. Ci siamo e ce la vogliamo giocare”.
Di Giuseppe ha poi riassunto le ragioni del mercato di gennaio: “Per sostituire Bruzzaniti sono stato venti giorni su Ianesi, lo sapevano tutti. Poi però abbiamo pensato di avere un giocatore, peccato che è in prestito e dovrò lavorare tantissimo per confermarlo a Pineto, come Vigliotti che aveva giocato praticamente niente. Vista la duttilità di D’Andrea, abbiamo pensato di dare grande spazio a Vigliotti ed abbiamo preso Biggi come giocatore altrettanto giovane che potesse giocarsi il posto, essendo la sua alternativa. Kraja è arrivato per dare un’alternativa in più in mezzo al campo, Giannini è un giocatore che avevamo avuto e che secondo me è molto, molto forte ed ha rinforzato il reparto difensivo… al netto di partenze che non ci sono state, penso che sono entrate che hanno rinforzato la rosa. Spina ha avuto dei problemini e questi problemini sono rimasti. Io sono stato leggero perché forse su Spina dovevo monitorare meglio personalmente a livello dei suoi acciacchi, ed è un peccato perché stiamo parlando di un giocatore che in categoria sposta l’equilibrio. Io vivo male la cosa, ecco perché pretendo il massimo da chi lavora per me e non voglio che ci accontentiamo”.






