Daniele Sebastiani, presidente del Pescara, ha parlato a Doppio Passo Podcast del destino e degli intrighi di mercato legati ad Insigne, Verratti ed Immobile dopo l’annata trionfale in Serie B. Il presidente ha iniziato la disamina da Insigne (all’epoca di proprietà del Napoli), che sostanzialmente non fu mai nella disponibilità del Pescara dopo l’annata di Serie B: “Insigne andò a Foggia con Zeman e fece molto bene… poi venne a Pescara in prestito ma il Napoli, dopo l’annata al Foggia, non volle mettere diritto di riscatto o altro“
Diversa la questione legata ad Immobile: Sebastiani provò effettivamente a prenderne la proprietà, o meglio la comproprietà. Ecco le sue parole: “Per Immobile invece c’era una valorizzazione. Nel momento in cui, a dicembre, la Juventus cedette il 50% al Genoa… io dissi all’allora direttore Paratici di fare uno scambio di comproprietà: io gli davo la metà di Verratti, lui mi dava la metà di Immobile e poi a giugno avremmo fatto i conti. La verità è che la Juventus non ha mai credo in Verratti finché non fece quell’annata lì, quindi non se ne fece nulla. Immobile venne ceduto al 50% al Genoa, il Pescara prese una valorizzazione e noi vendemmo Verratti al Paris Saint Germain”.
Sebastiani ha poi chiarito che Verratti sarebbe stato vicinissimo al Napoli. Questa la ricostruzione di come sarebbero andate le cose secondo il presidente del Pescara: “L’unica squadra in Italia che fece un’offerta seria fu il Napoli: mi avrebbe dato, per il 50% di Marco, 5 milioni, me lo prestava per un altro anno e se fosse rimasto Zeman avrebbero lasciato anche Insigne. Mi dava in prestito anche El Kaddouri e Santana. Sarebbe stata un’operazione bellissima. Qualcuno che si era già venduto il cartellino di Marco ad altri, senza il mio consenso, fece uscire un articolo il giorno dopo in cui si diceva… Verratti: “Sono nato con la maglia della Juventus”. Apriti cielo a Napoli, quello che è successo, e quindi saltò Napoli, ma saltò anche la Juventus perché a quelle condizioni non glielo avrei mai dato. Poi nel tornare da Milano ricevetti una chiamata di Braida, che non smetterò mai di ringraziare, che mi disse: “Ti chiamerà Leonardo per il ragazzino”. Dopo cinque minuti mi chiamò Leonardo e mi disse che il martedì ci avrebbe atteso a Parigi. Ho impiegato tutto il weekend, con Zanon e Balzano, per convincere Marco ad andare a Parigi… voleva giocare a Pescara ed il suo sogno era aprire il bar a Manoppello”.






