Nell’uovo di Pasqua del Chieti c’è l’ennesima amara sorpresa della stagione. Più che di festività pasquali, per il club neroverde si potrebbe tranquillamente parlare di un’Epifania perenne, vista la quantità di delusioni accumulate fino ad oggi. Per ultima, l’addio di Gianni Paris dal ruolo di consulente legale e finanziario del club teatino, dimessosi dalle proprie cariche a seguito di problemi legati al pagamento degli stipendi.
Raggiunto ai nostri microfoni, ha svelato i dettagli che hanno portato alla separazione con il Chieti. Paris racconta infatti di un impegno economico che portava al versamento nelle casse della società di cifre comprese tra i 5000 e i 6000 €, volte a risolvere la telenovela stipendi. Azione usuale quella dell’ex presidente dell’Avezzano, che nella giornata di martedì è stato ostacolato al pagamento della mensilità di marzo.
“Mi hanno impedito di pagare gli stipendi a tutti gli under della prima squadra, ovvero otto giocatori” esordisce Paris. “Perché si diceva che creava un malcontento. Ma quale malcontento?! . Avevo dato in carica alla segretaria di pagare i calciatori, la quale attendeva l’autorizzazione di Di Labio.“
Divergenze quindi con i vertici neroverdi, in disappunto sulla modalità di pagamento. Prosegue poi l’ex dirigente del Chieti: “Praticamente l’autorizzazione alla segretaria non l’ha mai fatta (Di Labio, ndr) e io chiaramente ho rinunciato a tutto“.
Strategia di pagamento non nuova sotto la gestione Paris. Ai tempi dell’Avezzano Calcio, l’allora patron era solito saldare gli emolumenti gradualmente, partendo dai fuoriquota sino al gruppo over della squadra. Amministrazione che si sarebbe dovuta ripetere anche a Chieti.
Paris conclude infine con una considerazione sull’attesa che ha portato effettivamente al suo addio, che non sarebbe dovuta sussistere a detta dell’avvocato avezzanese per via dell’unico contributo economico alla causa Chieti.
“Se mi avessero detto di partecipare ognuno con 15 mila euro per pagare gli stipendi, quindi 45 mila, avrei accettato qualsiasi attesa, ma siccome li pagavo solo io non dovevo aspettare nessuna attesa“.













