Insigne si racconta a SportWeek: “Napoli? 15 giorni prima di tornare mi hanno chiamato. Poi…”

Lorenzo Insigne, talento del Pescara, si è confessato in una lunga intervista su La Gazzetta dello Sport a SportWeek. Ha iniziato il suo lungo discorso partendo dalle richieste arrivate dopo l’esperienza in Canada, specificando che il periodo di inattività ha frenato la chiamata in categorie apicali: “E’ arrivata qualche telefonata, anche con qualche squadra estera, la preoccupazione era che da giugno a gennaio ero stato in inattività, mi allenavo da solo… spaventava questa cosa. Ma io ho un fisico piccolino, bastano 15/20 giorni e rientro in forma ma cercavano un giocatore pronto“.

Su Napoli, città e squadra del suo cuore, Insigne ha svelato il retroscena del possibile ritorno poi non concretizzatosi: “Quindici giorni prima di tornare qui mi hanno chiamato, non dormivo la notte: è sempre stato il mio sogno chiudere lì. Non mi vergogno di dire che mi ero proposto a 1500 euro al mese, il minimo stipendio. Poi hanno fatto altre scelte, non ci sono rimasto male perché le scelte vanno rispettate, dopo il Napoli è arrivata la richiesta del Pescara che nel mio cuore sta subito dopo il Napoli. Avevo altre richieste dalla Serie B con altra classifica, ma sarei tornato in questa categoria solo per il Pescara“.

Ancora, sul suo tifo per i colori azzurri e sull’addio: “Sono sempre stato tifoso del Napoli, fa solo piacere che loro in tre anni hanno vinto due scudetti: per me c’è solo il rammarico di non aver vinto quello dei 91 punti, è l’unico rammarico che mi porto dentro. Per il resto, con il Napoli ho sempre vinto: da napoletano giocare in quello stadio, con quella maglia e con la fascia da capitano per me è una vittoria, al di là degli scudetti e delle coppe. Ho vinto delle Coppe Italia e qualche Supercoppa. Portare quella maglia è un peso enorme, già se vieni dal’estero te la fanno pesare, pensa io che ero napoletano… io ho fatto qualche cavolata, ho litigato con i tifosi, certo loro se mi hanno detto qualcosa era per spronarmi. La gente non mi ha capito abbastanza, forse un po’ per colpa mia perché all’inizio voglio mantenere le distanze: a Napoli sono sempre passato un po’ per presuntuoso. E’ un po’ colpa mia perché non mi sono mai fatto capire abbastanza dai tifosi del Napoli… forse perché io amo troppo la maglia del Napoli, è la cosa che mi fa rabbia e non mi sono espresso abbastanza: questo mi dispiace perché amo veramente la maglia del Napoli e quando è arrivata la chiamata loro… un po’ di emozione… piangevo, perché io amo la maglia del Napoli. Non sono riuscito a farmi capire. L’addio? Dopo 12 anni le energie mentali le avevo finite… siamo esseri umani, arrivavo a casa e non stavo bene con moglie e bimbi”.

Sui tecnici e sul possibile ritorno in Nazionale: “Con Sarri ho espresso il miglior calcio in 12 anni di Napoli. Mi è poi piaciuto molto il rapporto con Gattuso perché è una persona di cuore, diretta e questo facilita tutto. Posso giocare pure in Serie D, il mio sogno è quello di tornare in Nazionale perché è il sogno di tutti i ragazzi: non dirò mai di smettere con la Nazionale, perché quella maglia ti rimane addosso, specie dopo l’Europeo vinto“.

Sul momento attuale: “Sto iniziando di nuovo a divertirmi dopo 3 anni in cui non ho espresso il calcio che sono abituato ad esprimere: questo mi è dispiaciuto. Non sono stato bene fisicamente, mi infortunavo, giocavo e mi rifacevo male. Purtroppo sono stati 3 anni molto intensi. Lì non c’è la retrocessione quindi non c’era abbastanza pressione, mi mancava… poi ci sono tante regole da rispettare in MLS tra budget e tutto, se non costruisci una squadra competitiva… io sono stato 3 anni in una squadra non competitiva. Mi ha depresso calcisticamente, extra campo con la mia famiglia stavamo benissimo a Toronto ed a volte sento un po’ di nostalgia. Mi dispiace di non aver fatto vedere in 3 anni il vero Insigne. L’inglese? Lo parlo poco, dovevo studiare ma non stavo bene mentalmente, poi c’erano tanti italiani al campo”.

Insigne ha poi raccontato il suo momento di vita, con l’idea di calcio giocato che sta andando lentamente verso il tramonto: “Ora mi sto godendo tutto, a 34 anni non sono vecchio per la via ma calcisticamente purtroppo sì. Mi sto godendo ogni secondo: l’arrivo al campo, lo stare con i compagni… so che prima o poi tutto questo mancherà”-

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