Giorgio Gorgone dovrebbe diventare, salvo clamorosi colpi di scena, il nuovo allenatore del Pescara dopo un periodo tutt’altro che facile sotto Vincenzo Vivarini. La squadra abruzzese sta infatti soffrendo in modo importante in Serie B e rischia seriamente la retrocessione dopo 12 gare disputate (con appena 8 punti conquistati).
Abbiamo interpellato un esperto per parlare del tecnico che ha fatto un piccolo miracolo lo scorso anno a Lucca: il collega Michele Masotti de Il Tirreno, che ha seguito la clamorosa salvezza della Lucchese in piena crisi societaria (e con una importante penalizzazione) nella scorsa Serie C sotto Giorgio Gorgone. Ecco chi è, secondo il nostro collega, il nuovo tecnico del Pescara: “I due anni di Gorgone a Lucca, con tutte le vicissitudini che ha avuto, contano il doppio al livello di esperienza in Prima Squadra… soprattutto lo scorso anno ha fatto un bel master di gestione del gruppo. A Lucca è arrivato con Bulgarella che inizialmente sembrava dovesse ricondurre la squadra ad una nuova età dell’oro ed invece così non è stato”.
A livello tattico, ecco qualche informazione in più su Gorgone: “Lui ha avuto la prerogativa di far giocare sempre alla squadra un calcio propositivo, il primo anno puntò su un 4-3-3 che a inizio stagione diede anche buoni risultati… poi ci fu una sconfitta, quella interna proprio contro il Pescara, in una gara condizionata anche dall’espulsione di Tiritiello, che fu lo spartiacque negativo. Questo, unito anche al pareggio che la Lucchese subì a Ferrara quando vinceva 2-1, la gara fu sospesa per un acquazzone storico e due settimane dopo, nel recupero, pareggiò 2-2. Il primo anno Gorgone, nonostante le prime avvisaglie di difficoltà, visto che iniziavano a girare voci di mancati pagamenti degli allenatori del Settore Giovanile e di mancanze di mezzi di trasporto per il vivaio per le trasferte, e complice anche l’insorgere della malattia del presidente Bulgarella… riuscì a tenere la barca “in pari”: la stagione dal punto di vista del risultato fu deludente, la Lucchese si salvò per un punto dai playout in un campionato mediocre ed arrivò in semifinale di Coppa Italia, ma Gorgone portò la barca in salvo. Lo scorso anno, invece, con una situazione ancora più difficile perché il mercato venne fatto alla spicciolata in estate e con un nuovo direttore sportivo, come Ferrarese alla sua prima esperienza tra i professionisti, Gorgone riuscì inizialmente a dare un’anima a questa squadra. Riuscì, con una alterna di risultati, soprattutto per problemi difensivi notevoli, a mettere in luce diversi giocatori… si pensi a Quirini, che a gennaio passò al Milan e diventò una specie di tutto-campista capace di segnare cinque gol. Ha fatto, a livello mentale, anche un bel lavoro su Gucher e Magnaghi, riuscendo a re-inserirli: li ha fatti diventare due dei leader, nel girone di ritorno, mentre tutto stava crollando a livello societario, e riuscirono a salvarla”.
Sempre sulle preferenze tattiche di Gorgone: “A livello tecnico non è un integralista del 4-3-3: il primo anno ha puntato su quel modulo ma poi, vedendo che i risultati non arrivavano, nel secondo anno è partito con un 3-5-2 che in corso d’opera è stato rimodellato in un 3-4-2-1. La Lucchese, nel momento più difficile della stagione e con un cambio di società, senza stipendi, è riuscita ad ottenere una bella salvezza nel playout contro il Sestri Levante. L’avrebbe anche ottenuta prima se non ci fossero stati ben 12 punti di penalizzazione. L’anno scorso ricordo una grande partita contro la Ternana, un 4-1 che spezzò le gambe alla squadra allora allenata da Abate che poi venne esonerato. Tra i tanti meriti dell’anno scorso, c’è anche quello di aver rivitalizzato Magnaghi, oggi a Campobasso, ed aver rimesso in circolo Rizzo che era un difensore un po’ sparito dai radar: oggi è un punto fisso dell’Ascoli. Ha contribuito in modo determinante alla esplosione di Saporiti che oggi trova spazio ad Empoli in Serie B. A livello umano, poi, secondo me è il pregio maggiore che è venuto fuori l’anno scorso: avrebbe potuto abbandonare la barca a novembre, quando c’era stato un forte pressing dell’Ascoli. Non lo fece, non si dimise. Divenne tutto chiarissimo da marzo in poi, quando era chiaro che gli stipendi non sarebbero mai arrivati: con questo carisma, riuscì a trascinare tutta la squadra dalla sua parta e ad ottenere la salvezza nel playout contro il Sestri Levante”.
Sul possibile futuro con il Pescara: “Al di là dei limiti tecnici di una rosa neopromossa dalla Serie C, mi auguro e sono sicuro che lui riuscirà a fare presa sui giocatori a livello mentale: conosce la piazza, avendoci militato da giocatore, e sono curioso di sapere se proseguirà sul solco tattico che aveva impostato Vivarini o imposterà qualcosa di diverso. A livello umano è sicuramente un grande allenatore, a livello tattico ha buone idee e sono curioso di vedere cosa farà in Serie B. Al di là dell’esperienza con la Lucchese, ha avuto un paio di anni da allenatore della Primavera del Frosinone, due giocatori che sono perni oggi del Frosinone primo in classifica come Bracaglia e Palmisani li ha lanciati lui. E’ un allenatore che, se vede un giovane, non ha paura a buttarlo nella mischia”.





